Il FMI mette in guardia sui rischi derivanti dall'esposizione delle assicurazioni

Il Fondo Monetario Internazionale, con il suo Global Financial Stability Report, mette in guardia sui rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalla sempre più forte esposizione delle compagnie assicurative a causa di asset problematici come polizze unit linked e le index linked.

Il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un allarme sui possibili rischi per la stabilità globale. Se la Cina continua a destare non poche preoccupazioni, rimanendo il principale fattore di rischio in tal senso, anche le compagnie di assicurazione sono ora sotto stretta osservazione all'interno del pacchetto di potenziali insidie sistemiche, ovvero tutti i fattori che sono in grado di generare uno choc che potrebbe mettere a forte repentaglio il sistema capitalistico.


Il Global Financial Stability Report

Ad esplicitare i timori del FMI è stato uno studio in due capitoli, il Global Financial Stability Report, che è stato diffuso proprio nella giornata in cui l'istituto presieduto da Christine Lagarde ha provveduto a riannodare i fili delle trattative con la Grecia, dopo un periodo di gelo tra le controparti. Gelo provocato dalle polemiche sorte a seguito della pubblicazione da parte di Wikileaks delle pressioni, più o meno presunte, che il Fondo Monetario Internazionale avrebbe esercitato sulla Germania al fine di concedere un taglio del debito ad Atene. Polemiche destinate a non cessare del tutto dopo le dichiarazioni di Angela Merkel secondo le quali un provvedimento di questo genere non sarebbe contemplato nei trattati che regolano i rapporti nell'Eurozona.

Le assicurazioni potrebbero essere un fattore di rischio per l'economia globale

(Le assicurazioni potrebbero essere un fattore di rischio per l'economia globale)


Un cambio di rotta?

Se la politica del FMI nei confronti della Grecia è stata spesso ondivaga, ora anche la valutazione nei confronti dei tassi d'interesse sembra cominciare ad essere oggetto di forti ripensamenti. Se sino a pochi mesi fa l'organizzazione predicava la necessità i tassi bassi o addirittura negativi, ora sembra propendere per l'ipotesi che una simile politica potrebbe sfociare in rischi troppo forti per le compagnie assicurative
Se la compressione dei rendimenti ha infatti costretto le compagnie a dare vita ad una profonda riorganizzazione e all'assunzione di rischi finanziari più elevati che nel passato, proprio l'aumento di pericoli viene ora messo all'indice dal FMI, in quanto potrebbero generare una situazione di instabilità tale da poter infine far saltare letteralmente il banco.


Asset meno tranquilli

L'arrivo sul mercato di asset meno tranquilli, in particolare le polizze unit linked e le index linked, che dipendono fortemente dall'andamento del mercato e dunque esposte a suoi possibili rovesci, sono oggetto di grande inquietudine. Il motivo dei timori risiede soprattutto nel fatto che proprio le compagnie di assicurazioni sono tra i maggiori investitori istituzionali, dall'alto di circa il 12% degli asset finanziari globali. Una percentuale che espressa in cifre crude e nude fa un certo effetto, trattandosi di ben 24.000 miliardi. L'85% di questa ingente massa finanziaria è poi detenuta dalle assicurazioni che erogano polizze sulla vita. Se dovesse saltare il sistema, chi ha provveduto a pagare i premi per la cosiddetta polizza integrativa si ritroverebbe praticamente in mezzo ad una strada.


La necessità degli accantonamenti

Proprio per poter onorare comunque il loro ruolo di intermediari finanziari, le compagnie, a detta del report, dovrebbero accantonare capitale nel orso dei periodi economici positivi da poter essere utilizzato nelle fasi negative. Un postulato del resto già inserito all'interno delle regole di Solvency II, le stesse che mirano a ridefinire proprio i criteri di stabilità finanziaria nel settore assicurativo, prendendo a modello quanto fatto nel settore bancario con Basilea II.


Il perché del malumore verso Solvenvy II

Norme che pur essendo in vigore dall'inizio del 2016, non sono ancora state ottemperate dalle imprese assicurative. A provocare la loro contrarietà è in particolare la norma che prevede accantonamenti di capitale fino al 50% per gli investimenti azionari (in particolare titoli di Stato). Un paletto oneroso soprattutto in un momento in cui indirizzare enormi risorse verso i titoli sovrani, gravati da tassi d'interesse ridotti ai minimi storici, comporterebbe un vero bagno di sangue. Basti pensare che soltanto le assicurazioni tricolori detengono 300 miliardi di euro di bond pubblici. Se dovesse passare la proposta elaborata dalla Germania, che prevede accantonamenti prudenziali, non considerando più liberi da rischio questi titoli, il salasso finanziario sarebbe dietro l'angolo.

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Dott. Dario Marchetti