Sulla Rc auto più cara per gli immigrati, ora interviene Ivass
Già nel passato l'abitudine delle compagnie assicurative italiane di applicare tariffe più alte sulle Rc auto dei cittadini provenienti da particolari paesi aveva fatto discutere. Una abitudine che secondo alcuni arriva al vero e proprio razzismo, se si pensa che ad esempio i cittadini francesi pagano quanto quelli italiani, mentre quelli provenienti dalla Romania possono vedersi applicate tariffe doppie, come succede per bulgari e marocchini. Dati che sono tratti da un report elaborato dal Cospe e che forniscono abbondante materia di riflessione. Secondo alcuni, infatti, il valore troppo elevato di queste tariffe sarebbe giustificato dal fatto che proprio questi automobilisti sono statisticamente più soggetti ad incidenti, una argomentazione che però potrebbe rivelarsi molto pericolosa, fornendo una pezza d'appoggio alle compagnie che adottano livelli tariffari molto più alti al Meridione, rispetto ad altre zone dello stivale.
Al riguardo andrebbe ricordato che anche l'UNAR aveva deciso di stilare una Raccomandazione generale in proposito nel corso del 2012, rimasta evidentemente disattesa. Se infatti all'epoca alcune compagnie assicurative, come ad esempio Quixa e Zurich, avevano fatto sapere di non applicare più questo parametro al fine di determinare il premio Rc Auto, l'andazzo era invece proseguito da parte di altre, evidentemente meno attente a politiche dal sapore chiaramente discriminatorio. Tanto da spingere il Dipartimento per le pari opportunità italiano ad elaborare una raccomandazione tesa a porre fine a questo tipo di differenze tariffarie applicate da compagnie che andavano con tutta evidenza a penalizzare pesantemente gli stranieri presenti sul territorio nazionale.

(L'Ivass chiede di porre fine alle Rc auto discriminatorie verso gli immigrati)
Ora arriva anche l'IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) a cercare di porre un freno ad una situazione non più tollerabile. Già un paio di mesi fa, infatti, una lettera dell'autorithy era stata inviata a tutte le imprese di assicurazione con sede legale nella nostra Penisola, ricordando nel modo più chiaro possibile che tale comportamento costituisce un vero e proprio atto di discriminazione. Nella comunicazione era inoltre contenuto l'invito a riconsiderare la politica in questione e di conseguenza a non prendere più in considerazione il Paese di nascita dell'assicurato come criterio per il calcolo del preventivo e la stipula dei contratti assicurativi.
Anche il Servizio Tutela del Consumatore dell'Istituto ha fatto ricorso al precedente parere espresso dall'Unar, concludendo che il paese di nascita non può essere considerato un elemento in grado di incidere sul prezzo finale della polizza, configurandosi in tale atto una discriminazione non più tollerabile. Ora resta solo da vedere se le compagnie assicurative vorranno continuare nella loro politica delle tariffe etniche o rientrare in un normale contesto di civiltà, nel quale a contare sulla tariffa siano elementi comuni a tutti i potenziali interessati. Una politica che costituisce una delle tante, troppe anomalie di un settore, quello delle Rc auto, che sembra non volerne sapere della normalità.