Inaccettabile per le assicurazioni l'aumento delle tasse sui fondi pensione

Il presidente di Ania, Aldo Minucci, ha giudicato del tutto inaccettabile quanto disposto dal governo nella Legge di Stabilità 2015 in tema previdenziale, riferendosi alla decisione di tassare al 20% le tasse sui fondi pensione e al 26% le plusvalenze degli eredi, sinora esentate.

Non ha avuto peli sulla lingua Aldo Minucci, presidente di Ania, l'associazine che raggruppa i gruppi assicurativi del nostro paese, nel corso dell'audizione di fronte alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati relativa alla Legge di Stabilità in fase di discussione in Parlamento. Secondo Minucci, infatti, l'aumento della tassazione sui fondi pensione dall'11% al 20% non può essere considerato accettabile, come del resto l'introduzione dell'imponibilità Irpef dei capitali corrisposti nell'ambito di polizze sulla vita, ovvero la misura che prevede la tassazione al 26% delle plusvalenze incassate dagli eredi nel caso di decesso anticipato del sottoscrittore, sinora esentate dalla tassazione. 
Secondo il numero uno di Ania, si tratta di misure che vanno a penalizzare scelte compiute da lavoratori e utenti al fine di assicurarsi un tenore di vita più dignitoso di quello attualmente consentito da pensioni che con l'introduzione del metodo contributivo sono destinate a essere meno pingui di quelle rese possibili dal retributivo. Proprio la mancanza di un intento speculativo dovrebbe consigliare l'esecutivo a non intervenire su uno strumento che meriterebbe il beneficio di agevolazioni fiscali, come del resto sinora avvenuto.

La previdenza integrativa è nel mirino del governo

(La previdenza integrativa è nel mirino del governo con la Legge di Stabilità 2015)



Proprio la saldatura tra queste due misure e la possibilità ventilata dal governo di anticipare in busta paga il Trattamento di Fine Rapporto, delinea un quadro estremamente preoccupante per quanto concerne in particolare la previdenza integrativa, pur presentata all'epoca della riforma Dini come la seconda gamba di un sistema in grado di assicurare trattamenti comunque dignitosi ai lavoratori al termine della loro attività. Tanto da spingere Minucci a bollare come  debole sul piano culturale e discutile su quello economico la proposta complessiva del governo Renzi. Andrebbe peraltro ricordato, come ha fatto Minucci, che ancora una volta a risultare penalizzati sarebbero i più giovani, privati di ulteriori garanzie per il futuro.

Una scelta resa ancora più miope dal fatto che le risorse impiegate nel risparmio previdenziale da parte degli intermediari istituzionali, a partire dagli assicuratori, vanno ad affluire nelle casse statali sotto forma di titoli pubblici, oltre ad andare a finanziare progetti di crescita produttiva, prestiti alle imprese e ammodernamento delle reti infrastrutturali del Paese. In questa ottica fungono quindi da volano per lo sviluppo del paese, andando ad incrementare in maniera notevole la domanda interna. Un aspetto ancora più rimarchevole in un momento in cui la stessa è praticamente azzoppata da politiche di bilancio che hanno azzerato la capacità di spesa di interi segmenti sociali ormai impossibilitati a spendere. Proprio in considerazione di tutto ciò, Minucci ha quindi chiesto che la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione venga portata ad un livello analogo a quella riservata ai titoli di Stato, ovvero il 12,50%. Una richiesta che sembra però destinata ad incontrare un vero e proprio muro da parte dell'esecutivo guidato da Matteo Renzi.

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Dott. Dario Marchetti