Le assicurazioni nel futuro prossimo della sanità italiana?

Le assicurazioni potrebbero sbarcare in forze nella sanità italiana già in un prossimo futuro, almeno stando a quanto dichiarato dal ministro Beatrice Lorenzin, che ha prefigurato un secondo pilastro rappresentato da fondi sanitari integrativi aperti compartecipati dagli enti locali.

Sarà la sanità la prossima miniera d'oro per le assicurazioni? A indicare una integrazione tra pubblico e privato nel settore sanitario tricolore è stato il Ministro Beatrice Lorenzin, con una dichiarazione rilasciata in luglio che prefigura un secondo pilastro costituito da fondi e assicurazioni, accanto a quello dei servizi sinora garantiti dallo Stato. Un input fatto proprio del resto anche dalle Commissioni Bilancio e Affari Sociali della Camera, tanto da inserirlo nel documento conclusivo per l'indagine conoscitiva sul Servizio Sanitario Nazionale. 
Insomma, si prefigura uno sbarco in forze delle compagnie assicurative nel settore sanitario, che potrebbe fare fronte alla progressiva perdita di valore di quel settore delle Rc auto che è sempre stata la miniera d'oro del comparto, messa in grande difficoltà da una crisi che sta progressivamente spingendo gli italiani a rinunciare all'auto, comprimendo i ricavati e creando buchi da colmare al più presto. Il candidato ideale per poter sostituire almeno in parte le Rc auto è proprio la sanità, soprattutto in forza di un dato che vede la spesa sanitaria privata attestarsi a circa 30 miliardi di euro, dei quali, però, solo quattro sono appannaggio di assicurazioni, mutue e fondi sanitari integrativi. In pratica c'è un largo spazio di crescita che le compagnie non vogliono perdere.  

Nel futuro prossimo della sanità ci saranno le assicurazioni?

(Nel futuro prossimo della sanità italiana ci saranno le assicurazioni?)

A questi dati va aggiunto il progressivo invecchiamento della popolazione, che si mischia all'aumento dell'incidenza di alcune patologie e un crescente ricorso alla diagnostica preventiva, tutti fattori in grado di far crescere la domanda di assicurazioni sanitarie. Le polizze di questo tipo, sono ancora molto limitate nel nostro paese, se si pensa che soltanto il 4,3% delle famiglie ne possiede una, almeno in base agli ultimi dati in possesso a Bankitalia, con un netto calo rispetto al 5,5% del 2010.  
In presenza di questo quadro, proprio le compagnie assicurative hanno promosso nel corso degli ultimi anni una serie di ricerche, le quali hanno fornito tutte, inequivocabilmente, un risultato: il Servizio Sanitario Nazionale sarebbe inefficiente, la spesa sanitaria pubblica al palo e, di conseguenza l'unica via per uscire dalla situazione critica sarebbe lo sviluppo del secondo pilastro. Che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe essere imperniato sui fondi sanitari integrativi aperti, cui si possono iscrivere tutti i cittadini, a differenza di quelli chiusi, riservati agli appartenenti di determinate categorie professionali o ai lavoratori di una azienda. L'idea cui si starebbe lavorando, è quella di fondi con una compartecipazione degli enti locali, una strada resa possibile da un decreto del 1992 il quale, oltre all'introduzione in Italia di questi strumenti, prevede che anche le Regioni e gli enti territoriali, ad esempio i sindacati di categoria, possano istituire fondi integrativi. Un quadro cui guardano con interesse anche le compagnie, soprattutto Unipol, che con Unisalute è già riuscita a stipulare una convenzione con Faremutua, una sorta di esperimento pilota varato in Emilia Romagna con nove mutue territoriali. La stessa Unisalute è peraltro il ramo che all'interno di Unipol è riuscito a collezionare il miglior risultato in termini di premi riscossi, con un aumento del 9,1% nei primi sei mesi del 2014 che pure hanno visto la raccolta del gruppo scendere da oltre 5 miliardi a 4,7.

Articolo letto 1.228 volte

Dott. Dario Marchetti