Ania chiede l'intervento del governo per abbassare le Rc Auto

Ania torna alla carica chiedendo al governo Renzi di riproporre la norma che sancisce l'obbligatorietà degli interventi di riparazione in officine convenzionate. La norma già bocciata dalla Commissione Giustizia della Camera, fa ora parte della bozza del decreto legge Concorrenza.

Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale sulla legge riguardante i risarcimenti dovuti dalle compagnie in caso di lesioni micropermanenti dovuti a incidenti stradali, che per la Consulta non solo non contrasterebbe con la Carta, ma assicurerebbe gli interessi sia delle vittime che della collettività a pagare premi assicurativi accettabili e sostenibili, Ania torna alla carica. L'associazione delle compagnie assicurative, per bocca del suo numero uno, Aldo Minucci, ha infatti preso spunto dal pronunciamento della Corte per chiedere un deciso intervento del governo, in modo da poter abbassare i costi di RC auto che sono una vera e propria anomalia del nostro paese. Una anomalia testimoniata dalle cifre, in base alle quali le polizze assicurative italiane per la responsabilità civile degli automobilisti sono quasi doppie rispetto alla media europea tanto da spingere ben quattro milioni di utenti a decidere di circolare sulle strade della penisola senza copertura assicurativa, trasformandosi in un pericolo per sé e per gli altri. 
Secondo Minucci, per risolvere il problema occorrerebbe un intervento governativo sui costi legali dell'infortunato, attualmente a carico delle compagnie e una decisa stretta sui carrozzieri. Insomma, carrozzieri e avvocati, in concorso coi truffatori, sarebbero gli unici responsabili del troppo elevato costo delle RC auto tricolori.

Un incidente stradale

(Un autoveicolo danneggiato dopo un incidente)

Se la sentenza autoassolutoria di Ania sembra fatta apposta per essere vista con evidente fastidio dalle associazioni dei consumatori, la richiesta di un intervento governativo rischia invece di aprire un vero e proprio conflitto. A questo proposito, infatti, va ricordato che già il governo Letta aveva cercato di introdurre all'interno del decreto Destinazionane Italia un provvedimento che prevedeva la riparazione delle auto incidentate esclusivamente in officine convenzionate con le compagnie assicurative. Un provvedimento poi stralciato dopo la rivolta delle associazioni di categoria e di quelle dei consumatori, che peraltro avrebbe messo in pericolo ben 60mila posti di lavoro.

A spiegare il perché era stata la stessa Commissione Giustizia della Camera, secondo la quale la norma in qauestione consegnava alle compagnie il potere di decidere le condizioni di mercato andando a ridurre i margini d'impresa con conseguenze estremamente pericolose per la sicurezza, in quanto questa eventualità potrebbe riflettersi sugli standard qualitativi, abbassandoli. Inoltre la creazione di un rapporto privilegiato ed esclusivo tra compagnie e officine convenzionate spingerebbe fuori dal mercato gli operatori indipendenti, trasformando quelle rimanenti in terzisti, con una conseguente minor qualità dei lavori di riparazione, tutta ad evidente discapito degli assicurati.

In pratica una vera e propria stroncatura che non ha però impedito di riproporre la stessa norma all'interno di un altro decreto, stavolta quello denominato Concorrenza, anche se pe ora si tratta solo di una bozza. Considerato che il provvedimento in questione si propone di rimuovere una serie di incrostazioni di mercato in un un largo numero di settori, immettere al suo interno una norma che invece andrebbe a danneggiare la libera concorrenza tra autofficine, potrebbe essere visto come una vera provocazione e un regalo alle assicurazioni da parte delle associazioni dei consumatori.

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Dott. Dario Marchetti